Crescono le tensioni militari tra USA e Cina

Région : ,

Anche se il bilancio militare degli USA è quasi dieci volte quello della Cina (che ha una popolazione di oltre quattro volte più grande) e Washington prevede un bilancio per la difesa di 708 miliardi di dollari per il prossimo anno, rispetto ai 40 miliardi di dollari spesi dalla Russia l’anno passato, la Cina e la Russia sono percepite come minacce per gli Stati Uniti e i suoi alleati. La Cina non ha truppe al di fuori dei suoi confini, la Russia ha qualche squadra nei suoi ex territori in Abkhazia, Armenia, Ossezia del Sud e Transnistria; gli Stati Uniti invece hanno centinaia di migliaia di soldati di stanza in sei continenti. Gates [Segretario alla Difesa nell’amministrazione Bush e in quella Obama, ndt], incaricato delle guerre in Afghanistan e in Iraq e responsabile di quasi metà della spesa militare internazionale si risente che la nazione più popolosa al mondo non voglia “essere minacciata dagli altri paesi”.

Il 23 dicembre dello scorso anno la Raytheon Company [industria di armi e « sistemi integrati per la difesa », ndt] ha annunciato di aver ricevuto da Taiwan un contratto di 1,1 miliardi di dollari per l’acquisto di 200 antimissili balistici Patriot. Ai primi di gennaio il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha autorizzato l’operazione, “nonostante l’opposizione della rivale Cina, che ha minacciato sanzioni alle imprese statunitensi che vendono armi all’isola”. [1]

La vendita completa una più ampia fornitura di armi del valore di 6,5 miliardi di dollari approvata dalla precedente amministrazione Bush sul finire del 2008: “Ultima consegna di cui Taiwan era in attesa”, stando alle parole del presidente di Asia Defense News. [2]

L’agenzia Defence News che per prima ha riportato la notizia, ricorda ai suoi lettori che la “Raytheon ha già vinto contratti più piccoli a Taiwan nel 2008 e nel gennaio 2009 per aggiornare i sistemi Patriot che il paese già possiede. I contratti prevedono l’upgrade dei sistemi alla Configurazione 3, la stessa che la società sta completando per l’esercito statunitense.”

La fonte descrive anche in cosa consiste la miglioria apportata ai Patriot: “La Configurazione 3 è il sistema antimissilistico più avanzato della Raytheon e permette l’uso di missili PAC-3 (Lockheed Martin’s Patriot Advanced Capability-3) [e] di intercettori Raytheon GEM-T (Guidance Enhanced Missile-Tactical) [Patriot-2]…” [3].

PAC-3 è l’ultimo e più sofisticato sistema di missili Patriot e il primo in grado di abbattere missili balistici tattici. Rappresenta il livello iniziale di uno scudo missilistico a più livelli, che comprende tutta una serie di apparati: Terminal High Altitude Area Defense (THAAD), Ground Based Interceptor (GBI), Ground-Based Midcourse Defense (GMD), Terminal High Altitude Area Defense (THAAD), Aegis Ballistic Missile Defense (ABMD) navali ed equipaggiati con intercettori Standard Missile-3 (SM-3), Forward Based X-Band Radar (FBXB) e componenti Exoatmospheric Kill Vehicle (EKV). Una rete integrata che va dal campo di battaglia sul terreno ai cieli.

Il sistema è modulare e facilmente trasportabile e le sue batterie sono quindi più in grado di eludere i rilevamenti e attaccare. Si amplia di molto anche la portata rispetto alle precedenti versioni di Patriot.

“Gli intercettori PAC-3, attraverso radar avanzati e un centro di comando, sono in grado di proteggere una superficie di circa sette volte maggiore rispetto al sistema Patriot originale”. [4]

Se con l’avvento della nuova amministrazione statunitense di un anno fa, le autorità cinesi, come il resto del mondo, prevedevano una riduzione o l’arresto dei ritmi di espansione militare di Washington a livello mondiale, sono state bruscamente disilluse.

Il vice ministro degli Esteri cinese He Yafei all’inizio dell’anno ha ammonito, per la sesta volta in una settimana, gli Stati Uniti a riconsiderare la fornitura di armi a Taiwan riferendo all’Agenzia di notizie nazionale, Xinhua: “la Cina ha protestato con forza contro la recente decisione del governo degli Stati Uniti di consentire a Raytheon Company e Lockheed Martin Corp. di vendere armi a Taiwan … La vendita di armi Usa a Taiwan mina la sicurezza nazionale della Cina”. [5]

Le ire cinesi si sono accresciute quando al repertorio di informazioni si è aggiunta la notizia che “l’Amministrazione Obama avrebbe presto annunciato la vendita a Taiwan di una fornitura di armi del valore di qualche miliardo di dollari USA che comprenderebbe elicotteri Black Hawk, sistemi anti-missile e progetti per sottomarini a propulsione diesel – in una mossa per irritare la Cina”. [6]

In aggiunta, il China Times ha riferito che Taiwan stava acquisendo otto fregate di seconda mano della classe Oliver Hazard Perry dagli Stati Uniti, oltre ai 200 missili Patriot. Le navi da guerra sono state progettate nel 1970 come alternativa relativamente a basso costo delle cacciatorpediniere della Seconda Guerra Mondiale. Il nuovo accordo raddoppierà il numero di fregate a disposizione di Taiwan, portandole a 16. Le fregate rappresentano anche un fattore di accrescimento della difesa missilistica, poiché “L’isola spera di armarle con una versione avanzata del sistema AEGIS, che usa computer e radar per colpire obiettivi multipli, oltre a sofisticate tecnologie missilistiche di lancio ….” [7]

Mentre Washington e Taipei presentano la transazione di armi come di natura strettamente difensiva, è opportuno ricordare che lo scorso autunno Taiwan ha condotto il suo “più grande test missilistico … da una base segreta e ben custodita nel sud di Taiwan”, con missili “in grado di raggiungere le maggiori città cinesi”. [8]

Il Presidente taiwanese Ma Ying-jeou ha assistito al lancio dei missili i quali “includevano il test di fuoco di un missile terra-terra top secret di recente sviluppo, a medio raggio, con una portata di 3.000 Km in grado di colpire le città più importanti della Cina centrale, settentrionale e meridionale”. [9]

I sistemi PAC-3 e SM-3 che gli Stati Uniti stanno fornendo a Taiwan potrebbero essere impiegati per contrastare un contrattacco cinese o per lo meno proteggere i siti di lancio dei missili a medio raggio di Taiwan, che, come osservato in precedenza, sono in grado di colpire la maggior parte delle principale città della Cina.

Pechino ha risposto l’11 gennaio conducendo un test missilistico con un intercettore Ground-based Midcourse [fase centrale del Ballistic Missile Defense, insieme a Boost Defense e Terminal Defense, NdT] sul proprio territorio.

Il professor Tan Kaijia dell’Università della Difesa Nazionale dell’Esercito Popolare di Liberazione ha detto a Xinhua: “Se il missile balistico è considerato come una lancia, ora siamo riusciti a costruire uno scudo per l’autodifesa”. [10]

Time Magazine ha evidenziato il portato del test scrivendo: “Non c’è alcuna possibilità che la mossa della Cina dissuada gli Stati Uniti dal supportare Taiwan …. Ma il test rappresenta il segnale di tensioni stridenti tra Pechino e Washington ….” [11]

Sia la Cina e che gli Stati Uniti, nel 2007 e poi l’anno successivo, con uno Standard Missile-3 lanciato da una fregata classe AEGIS dall’Oceano Pacifico, nel caso statunitense, hanno distrutto satelliti in orbita. L’alba della guerra spaziale era cominciata.

Il 15 gennaio un editoriale su un sito web russo intitolato “Possibili guerre spaziali in un prossimo futuro” fornisce un quadro di riferimento: “È difficile sopravvalutare il ruolo svolto dai sistemi satellitari militari. Sin dal 1970, un numero sempre maggiore di processi, dal controllo truppe alle telecomunicazioni, dall’acquisizione di bersagli alla navigazione dipendono da veicoli spaziali che sono quindi sempre più importanti… Il ruolo dello spazio è direttamente proporzionale al livello di sviluppo di una determinata nazione e dalle sue forze armate” [12].

Cina e Russia da anni chiedono il divieto di utilizzo dello spazio per scopi militari, sollevando annualmente la questione in seno alle Nazioni Unite, a cui però gli Stati Uniti oppongono un fermo diniego.

Per comprendere il contesto in cui i recenti sviluppi hanno avuto luogo, occorre sapere che Washington da tre anni e con sempre maggior determinazione ha incluso Cina e Russia con Iran e Corea del Nord tra i paesi belligeranti in potenziali conflitti futuri.

La campagna è iniziata nel febbraio del 2007 quando l’allora e attuale capo del Pentagono Robert Gates in occasione della definizione del bilancio per la Difesa nell’anno fiscale 2008 ha avanzato una richiesta sostenendo tra l’altro:

“Oltre alla lotta contro la guerra globale al terrore, dobbiamo anche affrontare il pericolo rappresentato dall’Iran e dalle ambizioni nucleari della Corea del Nord e la minaccia che questi due paesi rappresentano non solo per i loro vicini ma a livello mondiale per via del loro record di proliferazione; i percorsi incerti della Cina e della Russia, che perseguono entrambe sofisticati programmi di modernizzazione militare, e una serie di altri focolai di crisi e sfide…. Abbiamo bisogno delle capacità per regolare conflitti tra forze equivalenti perché non sappiamo cosa si sta sviluppando in posti come Russia, Cina, Corea del Nord, Iran e altrove”. [13]

Se può essere obiettato che Gates stava solo alludendo a piani di emergenza generale, che potrebbero applicarsi a qualsiasi tra le principali nazioni, né le sue osservazioni né quelle di altri funzionari della difesa degli Stati Uniti hanno citato, in tono simile, le potenze nucleari amiche – Gran Bretagna, Francia, India e Israele – ma invece hanno ribadito la preoccupazione per la Russia e la Cina con una insistenza allarmante. In realtà la Cina e la Russia hanno sostituito l’Iraq nella categoria “asse del male”.

Sia la Russia che la Cina hanno reagito duramente alle dichiarazioni Gates del febbraio 2007 e solo tre giorni più tardi, alla conferenza annuale sulla sicurezza di Monaco di Baviera con Gates tra il pubblico, il presidente russo Vladimir Putin ha pronunciato un discorso in cui ha avvertito:

“Cos’è un mondo unipolare? Comunque si provi ad addolcire la pillola, ci si riferisce a un situazione specifica in cui esiste una sola autorità, un solo centro di forza, un unico centro decisionale.

“È un mondo in cui c’è un padrone, un sovrano. E alla fine ciò risulta pericoloso, non solo per tutti coloro che sono all’interno del sistema, ma per il sovrano stesso, che si distrugge dall’interno”.

“Azioni unilaterali e spesso illegittime non risolvono i problemi, anzi spesso sono causa di nuove tragedie umane e nuovi focolai di tensione. Giudicate voi stessi: i conflitti locali e regionali non sono diminuiti…. E non sono meno le persone che periscono in questi conflitti, anzi: muoiono sempre più persone. Molte di più, significativamente di più!

“Oggi stiamo assistendo ad un uso quasi incontenibile e ipertrofico della forza – forza militare – nelle relazioni internazionali, forza che sta gettando il mondo in un abisso di conflitti permanenti.

“Uno Stato, gli Stati Uniti, ha oltrepassato i suoi confini nazionali in ogni modo. Questo è visibile in campo economico, politico, culturale ed educativo nelle politiche che esso impone alle altre nazioni….” [14]

L’avvertimento non è stato ascoltato a Washington.

Tre mesi più tardi il capo del Pentagono ha reiterato le accuse. Nel maggio del 2007 il Dipartimento della Difesa ha pubblicato la sua relazione annuale sulla capacità militare della Cina, citando “gli sforzi per proiettare la potenza cinese al di là del suo territorio immediato e per sviluppare sistemi ad alta tecnologia in grado di sfidare i migliori al mondo”.

“Il Segretario alla Difesa Usa Robert Gates ha detto che gli sforzi della Cina lo inducono a preoccuparsi.”

Il rapporto afferma che “la Cina sta portando avanti un progetto a lungo termine di trasformazione completa delle sue forze armate” per “poter proiettare la propria potenza all’esterno e rendere inoffensive le minacce” [15]. Gates, incaricato delle guerre in Afghanistan e in Iraq e responsabile di quasi metà della spesa militare internazionale si risentiva che la nazione più popolosa al mondo non volesse “essere minacciata dagli altri paesi”.

Un anno dopo che Gates associava Cina e Russia con i superstiti dell’asse del male, Iran e Corea del Nord, il Direttore Nazionale dell’intelligence USA Michael McConnell individuava nella Cina, nella Russia e nell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC), le principali minacce per gli Stati Uniti, ancor più che al-Qaeda.

Voice of Russia ha risposto a tali accuse, sostenendo tra l’altro:

“La Russia ha chiesto spiegazioni agli USA circa il rapporto del Direttore dell’intelligence nazionale statunitense, in cui Russia, Cina, Iraq, Iran, Corea del Nord e al-Qaida sono descritte come fonti di minaccia strategica per gli Stati Uniti … E’ possibile che la relazione della comunità di intelligence degli Stati Uniti debba giustificare l’impressionante quantità di denaro che viene speso ogni anno per la sua attività. Molto probabilmente Ci devono essere altre ragioni per spiegare perché la Russia è stata inclusa tra gli Stati che costituiscono una minaccia per l’America” [16].

Gates è rimasto nella carica di ministro della Difesa nella nuova amministrazione statunitense e così la retorica anticinese e antirussa.

Il 1° maggio dello scorso anno il Segretario di Stato Hillary Clinton ha detto che “L’amministrazione Obama sta lavorando per migliorare le cattive relazioni degli Stati Uniti con una serie di nazioni latino-americane per contrastare la crescente influenza iraniana, cinese e russa nell’emisfero occidentale….” [17]. Il mese dopo aver pronunciato quelle parole un colpo di Stato militare è stato organizzato in Honduras e due settimane dopo gli Stati Uniti si sono assicurate l’utilizzo di sette basi militari in Colombia.

A settembre il Direttore della National Intelligence Dennis Blair, nella relazione quadriennale sulla strategia nazionale USA ha detto che “la Russia, la Cina, l’Iran e la Corea del Nord rappresentano le maggiori sfide agli interessi nazionali degli Stati Uniti” [18].

Agence France-Presse riprendendo il rapporto ha reso noto che “Gli Stati Uniti mettono l’emergente superpotenza cinese e l’ex nemico russo della guerra fredda a fianco dell’Iran e della Corea del Nord nella lista dei quattro principali paesi in contrasto con gli interessi statunitensi” e, citando la relazione Blair aggiunge: La Cina è stata additata per “la sua diplomazia orientata in modo crescente alle risorse naturali e la modernizzazione militare” e “La Russia che è un partner degli Stati Uniti in iniziative importanti – come la produzione di materiale fissile e la lotta contro il terrorismo nucleare – continua a cercare strade per riaffermare il suo potere e la sua influenza, in un modo che ostacola gli interessi degli Stati Uniti.” [19]

La Cina non è autorizzata a neutralizzare le altre nazioni da eventuali minacce e alla Russia non è consentito di intralciare gli interessi degli Stati Uniti.

La tendenza, inquietante nella sua inesorabilità, prosegue nell’anno in corso.

Il vice presidente di Lockheed Martin, John Holly, ha decantato il ruolo della sua azienda nella produzione del Aegis Ballistic Missile Defense System – componenti che vengono consegnati a Taiwan – come “fiore all’occhiello” del catalogo di missili intercettori Lockheed, e secondo un quotidiano della città che ospita l’Agenzia per la difesa missilistica del Pentagono “riferendosi ai programmi missilistici di Corea del Nord, Iran, Russia e Cina”, Holly ha detto che “il mondo non è un posto molto sicuro … spetta a noi del settore fornire [al Pentagono] le migliori funzionalità” [20].

Tre giorni dopo, Wallace Gregson Assistente Segretario alla Difesa del Pentagono per la sicurezza dell’Asia e del Pacifico “ha espresso dubbi circa l’insistenza della Cina rispetto l’uso pacifico dello spazio”, e ha commentato: “I cinesi hanno dichiarato di opporsi alla militarizzazione dello spazio. Le loro azioni sembrano indicare la volontà contraria.” [21]

Il giorno dopo l’ammiraglio Robert Willard, capo del Commando Pacifico USA, ha dichiarato in una testimonianza davanti al Comitato dei Servizi Armati che il “potente motore economico cinese sta finanziando un programma di modernizzazione dell’apparato militare che ha destato apprensione nella regione, una preoccupazione condivisa anche dal US Pacific Command”. [22]

La marina statunitense ha sei flotte e undici portaerei disponibili per essere dispiegate in qualsiasi parte del mondo, ma la Cina con la sola marina di tipo “brown water” navy [flotta di navi militari idonee ad operare in acque fluviali o litoranee da considerarsi potenzialmente subordinata ad una « blu water » navy, che opera in larga autonomia, wikipedia] al largo delle sue coste è motivo di preoccupazione per gli Stati Uniti.

Alan Mackinnon, il presidente della campagna scozzese per il disarmo nucleare, scriveva lo scorso settembre:

“Il panorama bellico mondiale è oggi dominato da un’unica superpotenza. In termini militari gli Stati Uniti siedono a cavalcioni del mondo come un gigante colossale. Un paese che rappresenta solo il cinque per cento della popolazione mondiale vanta il 50 per cento della spesa mondiale di armi.

“Le sue 11 flotte navali pattugliano ciascun oceano e le sue 909 basi militari sono sparse strategicamente in ogni continente. Nessun altro paese ha basi equivalenti sul territorio degli Stati Uniti – sarebbe impensabile e incostituzionale. Sono trascorsi 20 anni dalla fine della guerra fredda e gli Stati Uniti e i suoi alleati non devono fronteggiare alcuna significativa minaccia militare oggi. Perché allora non abbiamo avuto la pace sperata? Perché la nazione più potente del mondo continua ad aumentare il proprio bilancio militare, che oggi supera più di 1.200 miliardi di dollari all’anno in termini reali? Quale minaccia è dovrebbe contrastare?

“La risposta statunitense è stata in gran parte militare e ha concretizzato l’espansione della NATO e l’accerchiamento di Russia e Cina in una morsa di basi e alleanze ostili, mentre continua la pressione per isolare e indebolire l’Iran.” [23]

Osservazioni queste da tenere a mente quando la Cina viene presentata con insistenza come una minaccia strategica alla sicurezza e al controllo esclusivo del mondo da parte di una sola superpotenza militare.

Traduzione dall’inglese per www.resistenze.org  a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

http://www.resistenze.org/sito/os/dg/osdgab08-006308.htm

Notes

1) Reuters, January 7, 2010
2) Ibid
3) Defense News, December 23, 2009
4) http://www.missilethreat.com/missiledefensesystems/id.41/ system_detail.asp
5) Russian Information Agency Novosti, January 9, 2010
6) Taiwan News, January 4, 2010
7) Agence France-Presse, January 11, 2010
8) Radio Taiwan International, October 14, 2009
9) Deutsche Presse-Agentur, October 14, 2009
10) Asian Times, January 20, 2010
11) Time, January 13, 2010
12) Russian Information Agency Novosti, January 15, 2010
13) http://www.sras.org/news2.phtml?m=908
14) http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2007/02/12/ AR2007021200555.html
15) Voice of America News, May 26, 2007
16) Voice of Russia, February 8, 2008
17) Associated Press, May 1, 2009
18) Radio Free Europe/Radio Liberty, September 16, 2009
19) Agence France-Presse, September 15, 2009
20) Huntsville Times, January 10, 2010
21) Agence France-Presse, January 13, 2010
22) Washington Post, January 14, 2010
23) Scottish Left Review, November 17, 2009



Articles Par : Rick Rozoff

Avis de non-responsabilité : Les opinions exprimées dans cet article n'engagent que le ou les auteurs. Le Centre de recherche sur la mondialisation se dégage de toute responsabilité concernant le contenu de cet article et ne sera pas tenu responsable pour des erreurs ou informations incorrectes ou inexactes.

Le Centre de recherche sur la mondialisation (CRM) accorde la permission de reproduire la version intégrale ou des extraits d'articles du site Mondialisation.ca sur des sites de médias alternatifs. La source de l'article, l'adresse url ainsi qu'un hyperlien vers l'article original du CRM doivent être indiqués. Une note de droit d'auteur (copyright) doit également être indiquée.

Pour publier des articles de Mondialisation.ca en format papier ou autre, y compris les sites Internet commerciaux, contactez: [email protected]

Mondialisation.ca contient du matériel protégé par le droit d'auteur, dont le détenteur n'a pas toujours autorisé l’utilisation. Nous mettons ce matériel à la disposition de nos lecteurs en vertu du principe "d'utilisation équitable", dans le but d'améliorer la compréhension des enjeux politiques, économiques et sociaux. Tout le matériel mis en ligne sur ce site est à but non lucratif. Il est mis à la disposition de tous ceux qui s'y intéressent dans le but de faire de la recherche ainsi qu'à des fins éducatives. Si vous désirez utiliser du matériel protégé par le droit d'auteur pour des raisons autres que "l'utilisation équitable", vous devez demander la permission au détenteur du droit d'auteur.

Contact média: m[email protected]