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Il grande riarmo planetario
Par Prof. Jules Dufour
Mondialisation.ca, 24 juillet 2009
24 juillet 2009
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Il processo di riarmo planetario prosegue allegramente nel 2009 con spese militari che continuano ad aumentare ed esercitano un grave prelievo di risorse che dovrebbero servire allo sviluppo umano. Nello stesso tempo, la crisi finanziaria che imperversa su scala mondiale spinge i governi a prelevare somme astronomiche dai bilanci nazionali per salvare le fortune dei più ricchi. I due fenomeni combinati insieme generano un processo di impoverimento generale e contribuiscono alla disintegrazione delle società.

Il presente articolo ha per obiettivo una breve descrizione delle interrelazioni tra questi due processi e la proposta di un’alternativa adatta a promuovere lo sviluppo, la sicurezza e i diritti umani per tutti.

[Fonte foto:: http://kayleehardman.blogspot.com/)

I. Spese militari in crescita costante

Secondo il SIPRI [Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma], le spese militari mondiali sono in crescita costante dal 1998 (Figura 1). Nel 2007 hanno raggiunto la somma totale di 1.339 miliardi di dollari, di cui il 45% corrisponde alla quota degli Stati Uniti che hanno speso 541 miliardi di dollari, ossia il 3,4% in più rispetto al 2006. La Gran Bretagna occupa il secondo posto con una spesa di 59,7 miliardi di dollari. La Cina segue di poco con 58,3 miliardi di dollari e poi la Francia con 53,6 miliardi di dollari [radio-canada.ca].

E’ importante ricordare che nel 2008 l’amministrazione Bush, per l’anno fiscale compreso da ottobre 2008 a settembre 2009, ha stanziato una somma di 3.100 miliardi di dollari per l’intero settore della difesa, comprese le spese per le guerre in Afghanistan e Iraq. Il budget nazionale della difesa negli Stati Uniti raggiungerà quest’anno la somma di 606,4 miliardi di dollari che rappresenta il più grande stanziamento dedicato alle spese militari dalla fine della Seconda Guerra mondiale. A titolo di confronto, quello della Russia è di 33 miliardi di dollari per l’anno fiscale 2007 e quello della Cina di 46,7 miliardi di dollari [humanite.fr].

Figura 1 – Le spese militari mondiali 1988 – 2007
(Fonte: globalissues.org)

Con le turbolenze e i capovolgimenti provocati dalla crisi finanziaria globale, si può anticipare un sostanziale aumento dei budget che saranno consacrati quest’anno e nel 2010 alla difesa e alla sicurezza nel mondo, spese effettuate a scapito delle sviluppo umano. Ancora in cantiere ci sono la modernizzazione dei sistemi per assicurare la sicurezza delle infrastrutture e dei dispositivi necessari al buon funzionamento e all’espansione del complesso militar-industriale. Tuttavia, i progetti militari sono concepiti sempre di più per una maggiore sorveglianza dei cittadini e per domare le insurrezioni e le rivolte popolari che rischiano di moltiplicarsi nell’arco dei prossimi anni.

Figura 2 – Le spese militari nel 2008
(Fonte:http://static.seekingalpha.com/uploads/2009/3/31/saupload_country_distribution_2008.png

II. I dollari dei piani di salvataggio riciclati nel commercio mondiale degli armamenti

Sembra più che probabile che le somme colossali inscritte nei piani di salvataggio finanziario delle grandi banche saranno in gran parte riciclati nel commercio mondiale degli armamenti così come è avvenuto per i petrodollari nel corso degli ultimi decenni del ventesimo secolo. Lo pensiamo in ragione dei due seguenti fattori: il primo riguarda l’elevata concentrazione spaziale delle risorse finanziarie dei piani di salvataggio nei principali paesi esportatori di armamenti e il secondo risiede nelle regole di funzionamento intrinseche al sistema capitalista stesso.

I principali paesi esportatori e importatori di armamenti

Secondo i dati dell’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma (SIPRI), cinque paesi, gli Stati Uniti, la Russia, la Germania, la Francia e il Regno Unito, controllano il 64% del commercio di armi nel mondo. Nel 2007, sono note transazioni di vendita e di acquisto di materiale militare di varia natura dell’ordine di 1.130 miliardi di dollari. Questo commercio è stato per il 48% di competenza degli Stati Uniti [degerencia.com].

Secondo i dati dell’ultimo rapporto dello stesso Istituto reso pubblico la settimana scorsa, il commercio di armamenti ha visto un aumento del 22% tra il 2002 e il 2007. I principali acquirenti sono stati la Cina, l’India, il Medio Oriente e Israele. In America latina, il principale compratore è stato il Cile che ha acquistato il bombardiere olandese F-18 per un importo di 260 milioni di euro [utopiacontagiosa.wordpress.com].

Il modus operandi delle operazioni finanziarie del capitalismo

Il modus operandi privilegiato dalle banche è di investire nei settori forti dell’economia e quello della difesa è sempre stato favorito in tal senso perché genera in sé, essendo in costante espansione, immensi profitti sia per i produttori che per i fornitori agli eserciti nazionali e, di conseguenza, per investitori e gestori di fondi. I diversi interventi degli Stati occidentali per salvare l’economia capitalista si sono materializzati nei piani di salvataggio che, secondo le ultime stime [prisonplanet.com], hanno totalizzato la somma di 8,5 trilioni di dollari (un trilione rappresenta 1.000 miliardi). Questa cifra enorme è stata prelevata dai bilanci nazionali minacciando il mantenimento di programmi sociali e rendendo molto più fragili le disposizioni dei contratti collettivi di lavoro.

Per fomentare una recrudescenza o un’effervescenza continua delle spese militari, in vista dell’acquisto di nuovi equipaggiamenti e per il mantenimento delle installazioni e la conservazione del personale richiesto, va da sé che è necessario incoraggiare il commercio internazionale di armi. Mostre e fiere che espongono i più moderni armamenti disponibili sul mercato vengono organizzate un po’ dappertutto nel mondo. La settimana scorsa, la Turchia ha ospitato a Istanbul i « grandi nomi dell’industria della difesa in occasione della nona edizione della mostra internazionale IDEF) [spyworld].

Queste fiere si svolgono nell’ombra o di soppiatto e le informazioni sui contratti di vendita e di acquisto restano segrete. Non vengono divulgate che al momento in cui costituiscano una leva politica nell’ambito di campagne elettorali. Allora ne vengono svelati alcuni frammenti se fanno parte del programma politico dei partiti suscettibili di andare al governo.

Questa mostra, come dozzine di altre che si svolgono ogni anno in tutti i continenti, permette ai produttori ed esportatori di armi di fare conoscere i loro nuovi prodotti agli eventuali acquirenti. Così a Istanbul, la fiera ha ospitato, il 29 e 30 aprile scorsi, 462 espositori provenienti da 45 paesi. All’appuntamento sono giunte 42 delegazioni ufficiali. Si tratta in effetti della più grande esposizione commerciale della Turchia [spyworld-actu.com].

I prodotti per la guerra esposti

I sistemi e prodotti esposti riguardavano dispositivi di difesa terrestre, navale, aerea e aerospaziale, di trasporto e di attività logistiche di supporto ed equipaggiamenti e materiali per l’approvvigionamento di eserciti nazionali [idef07.com].

Dalla cerimonia di apertura:
« Il ministro della Difesa della Turchia ha ricordato che una volta gli approvvigionamenti delle forze armate turche venivano fatti con acquisti diretti o con produzioni comuni, finché a partire dal 2000, l’obiettivo dell’industria della difesa è stato quello di sviluppare idee personali nei campi prioritari e di costituire una struttura idonea alla competizione internazionale nell’industria della difesa, orientandosi verso partnership e cooperazioni in quei casi in cui le possibilità di design non erano possibili. Il ministro ha fornito i seguenti dati: tutti i sistemi concepiti in Turchia sono sistemi operativi ed esportati in diversi paesi: sistemi di puntamento e di visione notturna, radio tattica, sistema radar di controllo del tiro, veicoli blindati, navi pattuglia e sorveglianza marittima, sistemi di difesa aerea a bassa quota, simulatori per aerei ed elicotteri, mappe elettroniche, diverse tipologie di razzi e armi … La maggior parte dei progetti sono progetti RD lanciati con Tubitak nel 2005, dopo altri progetti di Ricerca e Sviluppo (RD) supportati dal Fondo di sostegno all’Industria della difesa e del ministero nazionale della Difesa. » [trtfrench.com].

Il Canada in lizza con quattro esposizioni nel 2009 e 2010

Industria Canada presenta il calendario di queste fiere nel periodo che va da marzo 2009 a luglio 2010 [ic.gc.ca]. I 27 eventi lencati si terranno principalmente nei grandi paesi esportatori di armamenti come gli Stati Uniti, l’Australia, l’Italia, la Francia e il Regno Unito e in altri paesi che rientrano tra i buoni compratori o potenziali intermediari come il Canada, il Cile, Dubai o Singapore. In Canada, avranno luogo quattro mostre a Vancouver, Halifax, Montreal e Ottawa. La capitale accoglierà CANSEC 2009 il 27 e 28 maggio prossimi [defenceandsecurity.ca]. Si tratta della più grande esposizione di materiale per la difesa del Canada. CANSEC 2009 esporrà i prodotti per la difesa e le tecnologie avanzate a favore delle agenzie governative e dei dipartimenti interessati dalla sicurezza, la protezione del pubblico e i piani di emergenza.

CANSEC 2009 rappresenterà la decima edizione del genere che si tiene ad Ottawa « il che dimostra, secondo gli organizzatori, il grande valore che viene accordato al fatto di fare incontrare gli esperti di sicurezza con i rappresentanti dell’industria. Riconoscendo l’importanza della sicurezza nazionale e continentale nella congiuntura attuale, l’esposizione presenterà le capacità industriali e i servizi offerti idonei ad aiutare il Canada a onorare i suoi impegni in materia di sicurezza nazionale ed internazionale » [defenceandsecurity.ca].

Si ha cura di notare che la fiera è riservata esclusivamente ai dipendenti del governo, al personale militare e della sicurezza canadese e ai membri dell’Associazione canadese delle industrie della difesa e della sicurezza (CADSI). Non saranno ammesse eccezioni.

IV. Come sarebbe possibile destinare i piani di salvataggio ad altri scopi

Investimenti nei settori dell’educazione, della salute e nella ricostruzione e protezione dell’ambiente sarebbero molto più redditizi e ne potrebbero beneficiare tutti. In effetti, secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della Salute (OMS), riprese dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (PNUE) in GEO-4, « i costi e i benefici necessari per raggiungere gli obiettivi del Millennio per lo sviluppo nel campo dell’acqua e dell’igiene, assommavano a un totale di circa 26 miliardi di dollari con un rapporto costi/benefici da 4 a 14. Differenti scenari preparati dalla Banca mondiale, pur raddoppiando i costi stimati dall’OMS, presentavano ancora un rapporto costi/benefici che andavano da 3.2 a 1 che potrebbero salvare la vita a più di 1 miliardo di bambini di età inferiore ai 5 anni nel periodo 2015 – 2020 » [PNUE, 2007, p. 492]. Secondo i dati del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, « la somma necessaria nel corso dei prossimi 15–20 anni per raggiungere gli obiettivi del Millennio per lo sviluppo allo scopo di garantire la conservazione dell’ambiente (obiettivo n. 7) si situa probabilmente tra 70 e 90 miliardi di dollari all’anno » [PNUE, 2007, p. 492].

Alcune organizzazioni operanti nella cooperazione internazionale per lo sviluppo hanno cercato di misurare l’ampiezza considerevole di tali risorse finanziarie che sono state concesse per salvare l’economia capitalista dei paesi ricchi da un naufragio inevitabile. Secondo Duncan Green, globalmente i salvataggi, alla data di gennaio 2009, mostrano secondo le stime Oxfam che le somme accordate o promesse alle banche e ad altri istituti finanziari erano fino ad allora dell’ordine di 8.424 trilioni di dollari, di cui 903 miliardi di dollari di fondi governativi, 661 miliardi di dollari per l’acquisto di assets tossici, 1,38 trilioni di prestiti e più di 5,48 trilioni a garanzia dei debiti. L’equivalente di 1.250 dollari per ogni uomo, donna o bambino del pianeta [whitebandaction.org].

Secondo lo stesso autore, una somma di 173 miliardi di dollari sarebbe il costo annuale per mettere fine all’estrema povertà nel modo, ossia una somma che permetterebbe all’ 1,4 miliardi di abitanti con un reddito inferiore a 1,25 dollari al giorno di uscire dal loro stato di povertà. Egli conclude sottolineando il fatto che le risorse destinate al salvataggio finanziario globale sarebbero sufficienti per mettere fine alla povertà nel mondo per i prossimi 50 anni [whitebandaction.org].

Conclusione

Il processo di riarmo planetario non sembra, ai nostri occhi, ipotecato o arrestato dalla crisi finanziaria. Al contrario, i piani di salvataggio di economie ampiamente basate sulla produzione di armamenti non possono che essere ad essa favorevoli, come è il caso degli Stati Uniti e dei membri dell’Unione Europea. L’impatto del disastro finanziario si prospetta molto pesante per l’insieme delle condizioni di vita della popolazione mondiale. Non può che rendere ancora più vulnerabili le popolazioni povere o in via di impoverimento a causa dell’aumento della disoccupazione e delle difficoltà di accesso a risorse vitali come l’acqua e il cibo.

Con la combinazione della crisi finanziaria e del massiccio riarmo il mondo è entrato in una spirale di deficit e di debiti pubblici giganteschi che mettono in pericolo la difesa dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Il processo di impoverimento della maggioranza sembra svilupparsi più che mai a ritmo accelerato [Michel Chossudovsky, La débâcle fiscale des États-Unis], perché le soluzioni adottate dai governi non servono che ad accentuare la dinamica di questa spirale di precarietà, di schiavitù, di malattia e di morte, con l’unico scopo di salvaguardare gli averi e di accrescere il potere degli individui più ricchi del pianeta.

Riferimenti

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Jules Dufour, Ph.D., è presidente dell’Associazione Canadese per le Nazioni Unite (ACNU)/Sezione Saguenay-Lac-Saint Jean, professore emerito all’Università del Quebec a Chicoutimi, membro del circolo universale degli Ambasciatori di Pace, cavaliere dell’Ordine nazionale del Quebec. Titolo originale: “Le grand réarmement planétaire

Fonte :
Link: http://www.mondialisation.ca/index.php?context=va&aid=13499
05.05.2009

Scelto e tradotto per Come donchisciotte.org da MATTEO BOVIS

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