La guerra e il gas: l’invasione israeliana e i giacimenti offshore di Gaza

L’invasione militare della striscia di Gaza da parte delle forze israeliane è direttamente legata al possesso ed al controllo delle riserve strategiche di gas in mare. Si tratta di una guerra di conquista: nel 2002 furono scoperte vaste riserve di gas, al largo del litorale di Gaza. In un accordo firmato nel novembre 1999, l’Autorità palestinese (AP) ha garantito i diritti di prospezione per il gas e il petrolio della durata di 25 anni alla British Gas (BG Group) e al suo partner di Atene Consolidated Contractors International Company (CCC), di proprietà delle famiglie libanesi Sabbagh e Koury.

Questi diritti sui giacimenti di gas in mare, sono pari al 60% per la British Gas, 30% per la Consolidated Contractors e 10% per il Fondo per gli investimenti palestinesi. (Haaretz 21 ottobre 2007). L’accordo AP-BG-CCC include lo sfruttamento dei giacimenti e la costruzione di un gasdotto. (Middle East Economic Digest, 5 gennaio 2001).

La licenza della BG copre tutta la zona marittima situata al largo di Gaza, contigua a molti impianti gasiferi israeliani. (Vedere la carta qui di seguito). Occorre sottolineare che il 60% delle riserve di gas lungo il litorale di Gaza e di Israele appartiene alla Palestina. BG Group ha trivellato due pozzi nel 2000: Gaza Marina-1 e Gaza Marina-2.

British Gas ritiene che le riserve siano dell’ordine di 1,4 miliardi di piedi cubici, valutate a circa 4 miliardi di dollari. Sono le cifre pubblicate da British Gas. Le dimensioni delle riserve di gas palestinesi potrebbero rivelarsi assai superiori.


Carta 1


Carta 2

Chi possiede le riserve di gas?
La questione della sovranità sui giacimenti gasiferi di Gaza è determinante. Da un punto di vista legale queste riserve appartengono alla Palestina. La morte di Yasser Arafat, l’elezione del governo di Hamas, come pure il crollo dell’Autorità palestinese, ha permesso ad Israele di prendere, de facto, il controllo di queste riserve. British Gas (BG Group) ha negoziato con il governo di Tel-Aviv. In compenso, il governo di Hamas non è stato consultato in ciò che riguarda la ricerca e lo sfruttamento dei giacimenti gasiferi.

L’elezione del primo ministro Ariel Sharon nel 2001 fu una svolta importante per l’affare. All’epoca, la sovranità della Palestina sulle riserve gasifere in mare era contestata alla Corte suprema d’Israele. Il Sig. Sharon affermava senza ambiguità che “Israele non comprerebbe mai gas dalla Palestina”, suggerendo che le riserve marine di Gaza appartenessero ad Israele.

Nel 2003, Ariel Sharon ha opposto il suo veto a un primo accordo, che avrebbe permesso alla British Gas di rifornire Israele di gas naturale proveniente dai pozzi marini di Gaza. (The Independent, 19 agosto 2003). La vittoria elettorale di Hamas nel 2006 ha contribuito alla caduta dell’Autorità palestinese, che è stata limitata alla Cisgiordania, sotto il regime mandatario di Mahmoud Abbas.

Nel 2006, la British Gas “era sul punto di firmare un accordo per trasportare il gas in Egitto.” (Times, 28 maggio 2007). Secondo i servizi, il primo ministro britannico dell’epoca, Tony Blair è intervenuto, per conto d’Israele, per fare rovesciare l’accordo con l’Egitto. L’anno successivo, nel maggio 2007, il gabinetto israeliano ha approvato una proposta del primo ministro Ehud Olmert, “di comperare gas dall’Autorità palestinese.” Il contratto proposto era di 4 miliardi di dollari ed i profitti previsti a 2 miliardi di dollari, di cui uno sarebbe andato ai palestinesi.

Tuttavia, Tel-Aviv non aveva nessuna intenzione di condividere il suo profitto con la Palestina. Un gruppo di negoziatori è stato costituito dal gabinetto israeliano allo scopo di giungere ad un accordo con la BG Group, evitando allo stesso tempo il governo Hamas e l’Autorità palestinese:

Le autorità della difesa israeliana vogliono che i palestinesi siano pagati in beni ed in servizi, ed insistono affinché il governo di Hamas non riceva denaro.” (Ibid, grassetto dell’Autore).

L’obiettivo era soprattutto di fare decadere il contratto firmato nel 1999 tra la BG Group e l’Autorità palestinese, allora sotto Yasser Arafat. Ai sensi dell’accordo proposto nel 2007 con BG, il gas palestinese dei pozzi marini di Gaza doveva essere trasportato al porto israeliano di Ashkelon con un gasdotto subacqueo, trasferendo così ad Israele il controllo sulla vendita del gas naturale. Il piano fallì ed i negoziati furono sospesi:

“Il capo del Mossad, Meir Dagan, s’era opposto alla transazione per ragioni di sicurezza, temendo che le entrate accumulate sarebbero servite a finanziare il terrorismo“ (Gilad Erdan, membro della Knesset, allocuzione alla Knesset “sulle intenzioni del vice primo ministro Ehud Olmert di comperare gas dai palestinesi, con i pagamenti che andrebbero a vantaggio di Hamas”, 1° marzo 2006, citato nell’articolo del tenente-generale (in pensione) Moshe Yaalon, Does the Prospective Purchase of British Gas from Gaza’s Coastal Waters Threaten Israel’s National Security? Jerusalem Center for Public Affairs, ottobre 2007)

L’intenzione d´Israele era evitare la possibilità che i compensi fossero pagati ai palestinesi. Nel dicembre 2007 la BG Group si ritirò dai negoziati con Israele e nel gennaio 2008 chiuse il suo ufficio in Israele. (sito Internet della BG).

Il piano d’invasione allo studio
Secondo le fonti militari israeliane, il piano d’invasione della striscia di Gaza, nominato “Operation Cast Lead” [operazione piombo forgiato (fuso), N.d.T.] è stato messo allo studio nel giugno 2008: « fonti della difesa hanno dichiarato che sei mesi fa (giugno), il ministro della difesa Ehud Barak ha chiesto alle forze israeliane di prepararsi per questa operazione, benché Israele avesse iniziato a negoziare un accordo per una tregua con Hamas. (Barak Ravid Operation « Cast Lead »: Israeli air Force strike followed months of planning, Haaretz, 27 dicembre 2008).

Durante questo stesso mese, le autorità israeliane hanno contattato la British Gas per riprendere i negoziati volti a determinare l’acquisto del gas naturale di Gaza: “I direttori generali del tesoro e del ministero delle Infrastrutture nazionali Yarom Ariav ed Hezi Kugler hanno deciso di informare la BG che Israele desiderava riprendere i negoziati. Le fonti hanno aggiunto che la BG non ha ancora risposto ufficialmente alla richiesta d’Israele, ma che dei quadri della società verrebbero probabilmente in Israele fra alcune settimane, per discutere con ufficiali del governo.” (Globes online-Israel’s Business Arena, 23 giugno 2008)

Cronologicamente la decisione di accelerare i negoziati con la British Gas (il gruppo BG) coincideva con la pianificazione dell’invasione di Gaza iniziata a giugno. Sembra che Israele si affrettasse a concludere un accordo con la BG Group prima dell’invasione, la cui pianificazione era già in una fase avanzata. Più che altro, questi negoziati erano condotti dal governo di Ehud Olmert, che era al corrente che un’invasione militare era allo studio.

Con ogni probabilità, il governo israeliano prevedeva anche un nuovo accordo politico-territoriale “del dopo-guerra” per la striscia di Gaza. In realtà, i negoziati tra British Gas e gli ufficiali israeliani erano in corso nell’ottobre 2008, cioè 2 a 3 mesi prima dell’inizio dei bombardamenti del 27 dicembre.

Nel novembre 2008, i ministeri israeliani delle finanze e delle infrastrutture nazionali insieme all’Israel Electric Corporation (IEC) avviarono i negoziati con la British Gas riguardo l’acquisto di gas naturale delle sue concessioni in mare a Gaza. (Globes, 13 novembre 2008).

Yarom Ariav direttore generale del ministero delle finanze, ed Hezi Kugler, direttore generale del ministero delle infrastrutture nazionali, scrissero ad Amos Lasker, capo della direzione d´IEC, informandolo della decisione del governo di permettere ai negoziati di andare avanti, conformemente alla proposta-quadro, approvata all’inizio di quest’anno. Alcune settimane fa, il consiglio d’amministrazione della IEC, diretto dal presidente Moti Friedman, ha approvato i principi della proposta-quadro. I negoziati con la BG Group cominceranno appena il consiglio d´amministrazione approverà la presentazione dell’offerta. (Globes, 13 novembre 2008)

Gaza e la geopolitica dell’energia
L’occupazione militare di Gaza ha lo scopo di trasferire la sovranità dei giacimenti gasiferi ad Israele, in violazione del diritto internazionale.

Cosa possiamo aspettarci dopo l’invasione? Qual’è l’intenzione d’Israele per quanto riguarda il gas naturale della Palestina? Ci sarà un nuovo accordo territoriale, con lo stanziamento di truppe israeliane e/o la presenza “di forze per il mantenimento della pace”? Assisteremo alla militarizzazione della totalità del litorale di Gaza, strategico per Israele?

I giacimenti gasiferi palestinesi saranno puramente e semplicemente confiscati, e la sovranità israeliana sulle zone marittime della striscia di Gaza sarà dichiarata unilateralmente?

Se ciò dovesse accadere, i giacimenti gasiferi di Gaza sarebbero integrati negli adiacenti impianti marittimi d’Israele. (Vedere la carta 1). Questi diversi impianti in mare sono anche collegati al corridoio per il trasporto energetico d’Israele, che si prolunga dal porto d’Eilat, il terminale sul Mare Rosso del gasdotto, al terminale di Ashkelon e verso nord, ad Haifa. Il corridoio si ricollegherebbe eventualmente con l’oleogasdotto israeliano-turco, attualmente in esame, nel porto turco di Ceyhan.

Ceyhan è il terminale dell’oleodotto Trans-Caspico Baku-Tbilissi-Ceyhan (BTC). “Si prevede il collegamento dell’oleodotto BTC con quello Trans-Israele Eilat-Ashkelon, noto con il nome di Israel’s Tipline.” (Vedasi Michel Chossudovsky, The War of Lebanon and the Battle for Oil, Global Research, 23 luglio 2006).


Carta 3

Originale da: War and Natural Gas: The Israeli Invasion and Gaza’s Offshore Gas Fields

Articolo originale pubblicato l’8/1/2009
Tradotto da  Alessandro Lattanzio redattore di Eurasia e amico di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. 



Articles Par : Prof Michel Chossudovsky

A propos :

Michel Chossudovsky is an award-winning author, Professor of Economics (emeritus) at the University of Ottawa, Founder and Director of the Centre for Research on Globalization (CRG), Montreal, Editor of Global Research.  He has taught as visiting professor in Western Europe, Southeast Asia, the Pacific and Latin America. He has served as economic adviser to governments of developing countries and has acted as a consultant for several international organizations. He is the author of eleven books including The Globalization of Poverty and The New World Order (2003), America’s “War on Terrorism” (2005), The Global Economic Crisis, The Great Depression of the Twenty-first Century (2009) (Editor), Towards a World War III Scenario: The Dangers of Nuclear War (2011), The Globalization of War, America's Long War against Humanity (2015). He is a contributor to the Encyclopaedia Britannica.  His writings have been published in more than twenty languages. In 2014, he was awarded the Gold Medal for Merit of the Republic of Serbia for his writings on NATO's war of aggression against Yugoslavia. He can be reached at [email protected]

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