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Ritorno di fiamma libico-tunisino
Par Manlio Dinucci
Mondialisation.ca, 24 mars 2015
ilmanifesto.info
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L’attacco ter­ro­ri­stico in Tuni­sia, che ha mie­tuto anche vit­time ita­liane, è stret­ta­mente col­le­gato alla cao­tica situa­zione della Libia, sot­to­li­neano ambienti gover­na­tivi e media. Mer­co­ledì sera per­fino Obama ha rico­no­sciuto, giu­sta­mente, che la respon­sa­bi­lità della nascita dell’Is è degli Usa per la guerra all’Iraq — pre­si­dente era George W. Bush. Dimen­ti­cando però che anche il caos in Libia, e sotto la sua pre­si­denza, è stato pro­vo­cato dalla guerra della Nato che, esat­ta­mente quat­tro anni fa, ha demo­lito lo Stato libico.

Il 19 marzo 2011 ini­ziava infatti il bom­bar­da­mento aero­na­vale della Libia: in 7 mesi, l’aviazione Usa/Nato effet­tuava 10mila mis­sioni di attacco, con oltre 40mila bombe e mis­sili; veni­vano finan­ziati e armati i set­tori tri­bali ostili al governo di Tri­poli e gruppi isla­mici fino a pochi mesi prima defi­niti ter­ro­ri­sti; veni­vano infil­trate in Libia anche forze spe­ciali, tra cui migliaia di com­man­dos qata­riani. A que­sta guerra, sotto comando Usa tra­mite la Nato, par­te­ci­pava l’Italia con basi e forze mili­tari. Mol­te­plici fat­tori ren­de­vano la Libia impor­tante per gli inte­ressi sta­tu­ni­tensi ed euro­pei. Le riserve petro­li­fere – le mag­giori dell’Africa, pre­ziose per l’alta qua­lità e il basso costo di estra­zione – e quelle di gas natu­rale, che rima­ne­vano sotto il con­trollo dello Stato libico che con­ce­deva alle com­pa­gnie stra­niere ristretti mar­gini di gua­da­gno; i fondi sovrani, ammon­tanti a circa 200 miliardi di dol­lari (spa­riti dopo la con­fi­sca), che lo Stato libico aveva inve­stito all’estero e che in Africa ave­vano per­messo di creare i primi orga­ni­smi finan­ziari auto­nomi dell’Unione afri­cana. E la posi­zione della Libia, all’intersezione tra Medi­ter­ra­neo, Africa e Medio Oriente.

Sono stati dun­que gli Usa e i mag­giori alleati Nato — la Fran­cia in pri­mis — a finan­ziare, armare e adde­strare in Libia nel 2011 gruppi isla­mici fino a poco prima defi­niti ter­ro­ri­sti, tra cui i primi nuclei del futuro Is; a rifor­nirli di armi con una rete orga­niz­zata dalla Cia (docu­men­tata da un’inchiesta del New York Times) quando, dopo aver con­tri­buito a rove­sciare Ghed­dafi, sono pas­sati in Siria per rove­sciare Assad — ora ritor­nato «inter­lo­cu­tore» degli Usa come se nulla fosse; sono stati sem­pre gli Usa e la Nato ad age­vo­lare l’offensiva dell’Is in Iraq, nel momento in cui il governo al-Maliki si allon­ta­nava da Washing­ton, avvi­ci­nan­dosi a Pechino e a Mosca. L’Is ha svolto di fatto un ruolo ogget­ti­va­mente fun­zio­nale alla stra­te­gia Usa/Nato di demo­li­zione degli Stati con la guerra coperta.

L’attacco ter­ro­ri­stico a Tunisi è avve­nuto il giorno dopo che Aqila Saleh, pre­si­dente del «governo di Tobruk», aveva avver­tito l’Italia che «il Calif­fato può pas­sare dalla Libia al vostro Paese», pre­mendo su Roma per­ché inter­venga in Libia. Il mini­stro Gen­ti­loni ha subito rispo­sto: «Faremo la nostra parte». E il nuovo capo di stato mag­giore dell’esercito, gene­rale Danilo Errico, ha assi­cu­rato che, «se il governo dovesse dare il via» a un inter­vento in Libia, «noi siamo pronti».

Pronti dun­que a com­bat­tere a fianco dell’«Esercito nazio­nale libico», brac­cio armato del «governo di Tobruk», al cui comando – docu­menta il New Yor­ker, il 23-2-2015 – c’è il gene­rale Kha­lifa Haf­tar che, «dopo aver vis­suto per due decenni in Vir­gi­nia (Usa), lavo­rando per la Cia, è ritor­nato a Tri­poli per com­bat­tere la guerra per il con­trollo della Libia».

Manlio Dinucci

19.3.2015

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